Analisi tecnica forte instabilità del 5 Aprile sul versante tirrenico

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Analisi tecnica forte instabilità del 5 Aprile sul versante tirrenico

Messaggioda Nevizio » 06/04/2018, 1:20

Ho cercato di spiegare graficamente quanto espresso ieri circa l'avvento dell'instabilità avutasi nel versante tirrenico in relazione alla configurazione barica venutasi a creare
Spero di essere stato esplicativo nell'analisi
Vi ripropongo anche quella sotto forma testuale a supporto della grafica sottostante e delle mappe relative

Il primo aspetto importante che ho notato è che non appena sul Lazio e' giunta nella tropopausa la corrente a getto creando divergenza in quota si sono attivati moti verticali dell'aria negli strati atmosferici sottostanti, la stessa per la direzione del flusso (da WSW----»ENE) dovrebbe essere stata assai umida e calda di conseguenza notevolmente leggera e qundi predisposta ad ascendere e creare nuvolosita' a sviluppo verticale (Cu e Cb) ...ecco perche' malgrado non abbiamo una frontogenesi al suolo (per mancanza dell'instaurarsi di una depressione) (nella fattispecie generalmente tali fenomeni si attivano con il fronte freddo) abbiamo lo stesso beneficiato di forti fenomeni convettivi,poi la direzione del flusso associato con la natura termica e igrometrica della massa d'aria per via dell'orografia locale ha favorito anche stau nelle aree pedemontane esposte al versante tirrenico (zona nei pressi dell'uscita di Vicovaro Mandela per esempio) che ha dato un ulteriore slancio verticale verso l'alto all'aria che gia' di per se ascendeva per i motivi suddetti.
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Re: Analisi tecnica forte instabilità del 5 Aprile sul versante tirrenico

Messaggioda ignorante » 06/04/2018, 14:16

ottima analisi, a cui aggiungo un dettaglio. ieri per due volte ho visto il formarsi di cumulonembi sulla catena appenninica, con fulminazioni frequenti e precipitazioni, salvo poi vedere gli stessi cumulonembi "aprirsi" al centro, o meglio dal basso, e dissolversi, segno che di umidità da aspirare dai bassi strati ce ne stava davvero poca. per altro ho apprezzato il fatto che le fulminazioni erano nube-terra quando il core temporalesco era in prossimità delle montagne, poi diventavano nube-nube man mano che si allontanavano dall'appennino, un fenomeno che ho visto altre volte e in altri frangenti, che mi porta a ipotizzare che i fulmini possano essere sinonimo della "vitalità" del cumulonembo non solo dal punto di vista del numero (di solito le frequenti fulminazioni indicano che il cumulonembo è ancora in fase di sviluppo, quando iniziano a calare l'incudine è formata e inizia il dissolvimento), ma anche dalla tipologia, ergo, quando i fulmini iniziano a essere nube-nube, vuol dire che il cumulonembo sta esaurendo la sua "vitalità".

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Re: Analisi tecnica forte instabilità del 5 Aprile sul versante tirrenico

Messaggioda Nevizio » 08/04/2018, 23:48

Ho trovato il radiosondaggio effettuato a pratica di mare alle 14 del 5 Aprile (ora in cui ero a Roma dove erano in atto ts) e ho notato alcune cosette assai interessanti,in primis i valori relativi alla natura igrometrica delle correnti in afflusso che infatti come avevo supposto erano assai umide come potete vedere nello screen sottostante gli bassi strati atmosferici (sino al suolo) presentavano valori d'ur da 78% sino a punte di 99%, infatti se poi fate caso anche alla direzione della ventilazione dal suolo sino alla quota di 1162 Mt noterete come le correnti erano mediamente occidentali (da WSW al suolo sino a WNW all'altezza sopra citata) quindi sempre provenienti dal mar tirreno quindi i moti verticali dell'aria innescati dalla divergenza in quota facevano ascendere aria assai leggera e calda il carburante delle nubi temporalesche!Non solo se guardate attentamente poi noterete un altro aspetto assai interessante come all'altezza in cui l'aria condensava (a circa 400 Mt, a quell'altezza probabilmente doveva posta l'altezza della base delle nubi) c'e' un gradiente termico verticale assai positivo,infatti in soli 157 mt d'ascesa (da 389 a 546 Mt) l'aria perdeva ben 3 gradi !segnale inequivocabile che le velocità verticali d'ascesa delle particelle d'aria erano notevoli quindi compatibili con forte instabilità atmosferica,anche il gradiente barico verticale la diceva lunga sulla velocità verticale d'ascesa delle particelle d'aria infatti da 124 a 389 Mt si perdevano ben 30 hPa! negli strati sottostanti solo da un minimo di 3 ad un massi di 8 quindi salendo di quota il coefficiente con il quale la pressione diminuiva era in crescendo con la quota in queste situazioni l'aria in ascesa non puo' che accelerare notevolmente per via della pressione atmosferica che imprime sempre meno resistenza con incremento della vorticità da qui l'avvento di nubi a sviluppo verticali quelle che erano sopre le nostre teste.
Ecco come un analisi corredata da dati ufficiali si possa avvicinare notevolmente alla veridicità delle dinamiche atmosferiche contestualizzate in una data situazione,direi la linfa di questa scienza così affascinante!
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